Cosa succede quando una persona accanto a noi soffre di attacchi di panico?Qual è il modo migliore per potergli stare accanto?

Si parla moltissimo, negli ultimi anni, di attacchi di panico. E se ne parla a ragione visto l’alto numero di persone che ne soffrono e l’alto grado di invalidazione che può raggiungere la vita di chi ne è vittima.

Si parla un pò meno, invece, di cosa fare se a soffrire di attacchi di panico non siamo noi ma una persona a noi cara con cui condividiamo la quotidianità.

Per genitori, fratelli, mariti, mogli, convinventi non è davvero semplice sapere cosa fare per aiutare la persona a cui si vuol bene. Le persone che soffrono di attacchi di panico, infatti, tendono a coinvolgere i loro familiari e amici più stretti in diversi modi.

Il primo è quello della richiesta di aiuto. “Mi accompagni?”, “Vieni con me?”, “Ci vado solo se vieni anche tu” sono alcune delle possibili richieste che possiamo sentirci rivolgere da chi è vittima della paura. Molto spesso, infatti, chi soffre di disturbi fobici riesce ad affrontare ciò che lo spaventa solo in compagnia di una persona fidata che lo possa aiutare, o meglio “salvare”, nel caso si sentisse male. Cosa fare allora? Acconsentire o no a queste richieste di aiuto? E fino a che punto?

Un altro modo in cui si può venire coinvolti è quello del parlare. Le persone che soffrono di attacchi di panico, infatti, pur con le dovute eccezioni, tendono a parlare molto dei loro problemi e a cercare continue rassicurazioni sulla veridicità delle loro paure. I familiari spesso cercano di farli ragionare razionalmente e di smontare le idee alla base della paura ma con ben pochi risultati e molta frustrazione.

Che fare dunque?

L’indicazione da tenere presente è  quella dei risultati raggiunti. Ovvero: ogni volta che vi prestate come accompagnatore per il vostro familiare/amico poi lo vedete più capace di affrontare le sue paure o più incapace? Dopo esservi immolati per mesi nel fare da “guardie del corpo” lo vedete più libero dal problema o sempre più prigioniero di esso?

Ogni volta che parlate con il vostro familiare/amico delle sue paure poi lui sta meglio o tutto rimane come prima?

Siate sinceri nel rispondervi a queste domande perchè se quello che fate non aiuta ( e per sapere che lo aiuta dovete basarvi sui fatti e non sulle sue parole) allora vuol dire che rischiate, pur con le migliori intenzioni, di diventare complici del problema perchè non permettete alla persona, seppur con fatica e sofferenza, di affrontare la sua paura in prima persona.

L’unica cosa su cui potete insistere, eventualmente, se lo vedete in grossa difficoltà è quella di recarsi da uno specialista e qui, eventualmente, potete accompagnarlo…ma solo la prima volta! Poi dovrà procedere da sè e prendersi la responsabilità della sua vita e della risoluzione delle sue difficoltà.

D.ssa Claudia De Masi