Perchè… non è la stessa cosa?

Fare sacrifici per l’altro non è un modo per dimostrargli il nostro amore?

Dipende!!!! Non sempre ciò che chiamiamo “sacrificio” è espressione di amore…vediamo perchè e come riconoscerlo.

E’ molto diffusa nella mentalità comune l’idea che per amore sia necessario sacrificarsi, sia nella coppia che nei rapporti familiari in genere. Come psicologa ho avuto modo di studiare e constatare come la parola sacrificio possa essere portatrice di significati molto diversi e, a seconda di come la si intende, avere una connotazione “sana” e una più “patologica”.

Il sacrificio patologico lo si può riconoscere perchè:

  • viene percepito come un dovere che toglie spazio a ciò che si desidera
  • pretende riconoscimento e ringraziamento da parte degli altri
  • è accompagnato da emozioni negative quali senso di frustrazione e rabbia
  • non viene vissuto come scelta ma come obbligo
  • viene usato come merce di scambio (“visto che io ho fatto questo ora tu devi fare quest’altro!“)
  • è caratterizzato da vittimismo e senso di inferiorità

Quando in una relazione si mettono in atto comportamenti sacrificanti che presentano più di una di queste caratteristiche in modo stabile e ripetuto nel tempo (non un semplice momento di stanchezza, per intenderci)  allora non possiamo dirci di trovarci di fronte ad un comportamento frutto di una scelta dettata dall’ Amore.

I sacrifici “patologici” sono, paradossalmente, molto pericolosi in una relazione perchè tendono a creare dei rapporti non equilibrati in cui uno dei due prende su di sè il peso della relazione sacrificandosi per il bene comune, per poi, però, rinfacciarlo alla prima occasione se dall’altra parte non si viene corrisposti con eguali sacrifici.

Un’altra conseguenza non sana dei comportamenti sacrificanti si verifica nel rapporto genitori-figli nei casi in cui i genitori sentono di aver sacrificato tutto per investire sul futuro dei figli e poi utilizzano i sensi di colpa come arma di ricatto qualora il figlio esca dalla strada tracciata per lui (ad es. un figlio che non termina gli studi universitari o non segue la carriera del genitore…).

E’ fondamentale, allora, abituarci a discriminare ciò che chiamiamo abitualmente  sacrificio per verificare se davvero sia una scelta dettata dall’Amore (e allora sarà accompagnato da serenità interiore, da nessuna pretesa di essere ricambiato e sarà vissuto come una scelta e non come un obbligo) o se, invece, presenti una o più delle caratteristiche sopra menzionate e sia accompagnato da un senso di sofferenza.

D.ssa Claudia De Masi