Avere un attacco di panico è un’esperienza decisamente forte. La paura di morire o di perdere il controllo hanno la meglio su ogni tentativo razionale di rassicurarsi o di controllare le proprie reazioni.

Le sensazioni fisiche sono molto intense e toccano il loro apice nel giro di pochi minuti in un’escalation che sembra inevitabile e incontrollabile.Come un’onda improvvisa che ti travolge, non c’è modo di poterlo evitare, si viene invasi e sopraffatti senza poter avere il tempo di reagire.

Il primo attacco di panico può rimanere un’ esperienza singola, da archiviare il più presto possibile.Oppure essere l’inizio di una vera e propria situazione di disagio in cui si alternano momenti di vero e proprio panico e momenti in cui il panico non c’è ma si vive con la costante tensione e paura che possa presentarsi da un momento all’altro.

Ed è proprio la paura della paura che , molto spesso, diventa il vero problema da risolvere soprattutto in chi, attacchi di panico veri e propri non ne ha più (o molto raramente) ma vive con il costante terrore della possibilità che essi si ripresentino.

Il ricordo della terribile esperienza vissuta è così forte che diventa il motore che porta a scegliere di agire in un senso oppure in un altro. Per dirla in altre parole: il  voler evitare a tutti i costi di rivivere le sensazioni terrificanti date da un attacco di panico portano la persona a cercare di proteggersi e il primo e più naturale modo in cui si tenta di farlo è evitando di esporsi ad ogni tipo di stimolo ritenuto “pericoloso”.

I primi stimoli ad essere evitati sono quelli associati alla situazione in cui si è avuto il primo attacco di panico: luoghi, persone e situazioni che richiamano quell’evento diventano nella testa “luoghi proibiti” da evitare ad ogni costo e nessun tipo di ragionamento razionale potrà servire ad incidere la credenza formatasi sulla paura.

La persona, perciò, inizia a porre dei limiti alla propria vita. Limiti che tracciano un vero e proprio confine tra ciò che si è in grado di affrontare e ciò che spaventa iniziando a creare nella propria testa la percezione di se stessa come di una persona “malata” , “con un problema”, “incapace”.

D.ssa Claudia De Masi