Imparare a gestire i pensieri

Il pensare è una delle capacità della nostra mente che ci rende in grado di elaborare le informazioni interne ed esterne, raccolte dei nostri sensi.

Senza addentrarci nelle più specifiche teorie della psicologia del pensiero, possiamo dire che la nostra mente elabora pensieri il cui contenuto è rappresentato (nella mente) sotto forma di immagini o  di parole ( dialogo interno).

Vediamo delle immagini, ci diciamo delle parole, o entrambe le cose insieme (con immagini e parole, ovviamente, c’è anche ciò che “sentiamo” , le nostre sensazioni, ma per ragioni didattiche parleremo di esse in un’altra sezione).

I pensieri e le sensazioni guidano, poi, le nostre azioni e decisioni per cui è molto importante capire se e come possano essere da noi gestiti o se, invece, sono qualcosa che non possiamo cambiare ma solo accettare e subire.

E’ molto facile, infatti, ritrovarci a subire i nostri pensieri, come se fossero espressione sempre vera di ciò che siamo.

Quante volte sentiamo dire espressioni come “che posso farci se la penso così?”, “io penso questo e basta!”, “sono fatto così”, ” se lo penso devo dirlo altrimenti non sono sincero”…ecc…

Ma è proprio così? Quello che ci passa per la testa…quello siamo???

C’è da fare, qui una prima, importante distinzione: il fatto che un pensiero arrivi alla mia mente in modo “automatico”e istantaneo non significa che debba sempre essere “accettato” e “fatto mio”.

La facoltà di ragionare è proprio questa!

Ovvero il passare da un primo pensiero automatico che sovviene alla mia mente, frutto di una elaborazione di informazioni, ad un pensiero più elaborato, ragionato e…scelto in modo consapevole.

Ad alcuni potrà sembrare assolutamente normale quello che scrivo, ma vi assicuro che non per tutti lo è. Troppe persone vivono facendo propri, in modo acritico, tutti i pensieri che passano nella loro mente e facendosi, conseguentemente, guidare da essi nelle proprie azioni e scelte.

Quali sono, allora, i passaggi tra un “pensiero automatico” e uno scelto frutto di ragionamento?

 

1) Accogliere il “pensiero automatico”:

I pensieri si formano nella nostra mente in modo continuo ed istantaneo senza che ci sia un processo volontario per provocarli. Quello che, infatti, spesso diciamo è “mi è venuto in mente…”.

Non possiamo evitare volontariamente di pensare qualcosa, anzi, chi soffre di pensieri ossessivi sa bene che ogni volta che ci si sforza di non pensare a qualcosa, in realtà la si sta già pensando!

Facciamo un esempio: se ora vi chiedo di NON pensare ad un omino blu, cosa è apparso nella vostra mente? Eh già..proprio un omino blu!

Una semplicissima dimostrazione per rendere l’idea che sforzarsi o comandarsi in modo volontario di non avere alcuni pensieri serve solo a renderli immediatamenti presenti nella nostra mente.

Ecco perchè il primo punto importante è proprio accettare che, nella gran parte dei casi, i pensieri nascono in noi spontaneamente come risultato di un processo che non possiamo controllare alla sua origine.

 

2) Vagliare i pensieri discutendo con essi:

Posto che il pensiero arriva alla nostra mente in maniera spontanea e poco controllabile, poi..cosa possiamo fare? Qual è il margine in cui esercitare la nostra libertà?

Dobbiamo partire dalla considerazione che quel pensiero, venuto alla mente, “non sono IO”, non esprime necessariamente ciò che sono a meno che io non lo voglia.

Il pensiero va vagliato/esaminato e poi rifiutato, accettato o trasformato.

E come tutti gli esami che si rispettino il modo per conoscere meglio chi abbiamo di fronte è quello di porgli una serie di domande ( ne metto solo alcune delle più tipiche ma c’è spazio per la creatività e la fantasia di ciascuno).

-Come faccio a sapere se sei vero?

-Sei importante da meritare il mio tempo?

-A cosa mi sei utile?

-Mi danneggi o mi aiuti?

-E se tu stessi mentendo?

-Da quali altri punti di vista potrei vedere questo pensiero?

-….

Insomma, in poche parole, dobbiamo imparare a trattare il pensiero come qualcosa di “esterno ” a noi, da conoscere e vagliare, mettendolo un pò “sotto pressione”. A questo punto, possono crearsi tre diverse situazioni:

a) Il pensiero “supera l’esame”, nel senso, che le risposte alle domande mi confermano che il pensiero sovvenuto alla mente è utile e funzionale a me in quel momento per cui decido di farlo mio

b) Il pensiero “non supera l’esame”, ovvero di fronte alle domande poste si dimostra disfunzionale, probabilmente falsato, poco utile e decido di lasciarlo correre ( accetto che mi è venuto ma non mi ci soffermo sopra)

c)Il pensiero si “trasforma”: attraverso le domande e le risposte ad esse si allarga il punto di vista, si trovano nuove sfumature ed il pensiero si trasforma fino ad arrivare ad un ragionamento che sentiamo funzionale, vero, nostro.

L’opzione “c” è, solitamente, l’esperienza più usuale e comune che si fa quando si attiva questo processo di analisi dei propri pensieri.