Psicologo…ma serve davvero?

Un pò di chiarimenti in merito!

Ci sono ancora molti dubbi nelle persone in merito alla figura dello psicologo e alla sua utilità. Ecco alcune delle domande e obiezioni più ricorrenti che mi vengono poste:

 

1) Come faccio a trovare un bravo psicologo?

E’ una delle domande più frequenti che mi viene fatta, dovuta alla grandissima scelta di professionisti psicologi che una persona si trova davanti quando decide di rivolgersi ad uno psicologo. Quello che consiglio sempre è di usare gli stessi criteri che si utilizzano per altri tipi di professionisti.

Come scegli un medico specialista? come scegli un avvocato o un commercialista?

Solitamente ognuno di noi si muove seguedo almeno qualcuno dei seguenti criteri:

  • chiedo ad amici fidati se hanno esperienze positive con qualche professionista
  • chiedo ad un altro esperto in campo affine ( nel caso dello psicologo si può chiedere al nostro medico di fiducia)
  • faccio una ricerca su internet
  • chiedo ad associazioni di categoria ( nel caso dello psicologo all’ordine degli psicologi della tua regione)

In ogni caso, qualunque sia la strada che scegli, sappi che è possibile che per trovare la persona giusta ci voglia più di un tentativo di ricerca.

Per evitare, però, di perdere molto tempo puoi chiedere allo psicologo, durante il primo incontro, che ti illustri la sua modalità di lavoro e un’idea dei tempi di lavoro previsti così da poterti fare una prima opinione.

 

2) Sono già andato da uno psicologo ma non è cambiato niente, perchè dovrei provare ancora?

Quando vai ad un ristorante e mangi male….cosa fai smetti di andare in quello specifico posto  o non vai più in nessun ristorante?

Può sembrare un pò semplicistico porla in questi termini, ma credo renda l’idea del fatto che una singola esperienza negativa non può essere generalizzata a tutta la categoria!

Come in tanti altri ambiti della nostra vita, evitare le generalizzazioni può davvero aiutarci.

Comprendo che, spesso, ci sia una componente di fatica personale nel dover porre nuovamente le proprie sofferenze in mano ad uno sconosciuto con il timore di fare un’altra esperienza negativa… si può cercare di ridurre i rischi con qualche accorgimento per trovare un bravo psicologo, ma non si possono portare a zero.

L’alternativa, ovvero quella di arrendersi, non è certo la strada che potrà portare la soluzione al tuo problema!

3) Che differenza c’è tra psicologo, psichiatra e psicoterapeuta?

Lo psicologo è un professionista laureato in Psicologia e poi iscritto ad un Ordine professionale dopo aver sostenuto e superato un esame di stato.

Lo psicologo ( cito la legge 56/1989 art.1) può occuparsi di interventi di prevenzione, diagnosi, riabilitazione e sostegno psicologico verso singoli, gruppi o organizzazioni.

Lo psichiatra è, invece, un professionista laureato in Medicina e poi specializzato in psichiatria. Egli tratta i disturbi mentali soprattutto attraverso il sostegno farmacologico poichè tende a considerarli frutto di un malfunzionamento o sbilanciamento biochimico.

Lo psicoterapeuta può essere un professionista laureato in psicologia o in medicina, che poi si specializza presso una delle tante scuole quadriennali di psicoterapia accreditate e riconosciute potendo così effettuare interventi psicoterapeutici attraverso gli strumenti specifici dell’orientamento cui la scuola di psicoterapia fa riferimento.

Di questi professionisti solo lo psichiatra può prescrivere farmaci.

 

4) Non mi basta rivolgermi ad un sacerdote o ad un maestro spirituale per risolvere il mio problema?

Gli ambiti di competenza di un sacerdote e di uno psicologo sono completamente diversi per cui non dovrebbero sussistere dubbi in merito.

Il sacerdote, o qualunque altra figura spirituale di altre religioni/filosofie, si occupa della salute dello spirito e di ciò che concerne la crescita spirituale di una persona.

Lo psicologo, invece, si occupa del benessere mentale (cognitivo, emotivo e percettivo).

Uno psicologo sostiene e aiuta una persona a sbloccare una situazione di disagio da cui non riesce ad uscire, non si occupa in alcun modo di proporre stili di vita, nè di dirigere la persona verso una visione della vita piuttosto che un’altra.

Così come un ortopedico cura una gamba rotta e non si preoccupa dell’uso che la persona ne farà ( per camminare o dare un calcio ad una persona), così uno psicologo aiuta la persona ad uscire dalla situazione di disagio ridandole una libertà di pensiero e azione che poi la persona dirigerà nella direzione che desidera.

5) Quando è il momento giusto per rivolgersi ad uno psicologo?

Puoi rivolgerti ad uno psicologo quando:

  • ti trovi in una situazione di disagio psicologico o emotivo che stai provando a risolvere da solo da un pò di tempo ma senza successo
  • non hai particolari disagi psicologici ma vorresti aumentare le tue performance professionali, relazioni, personali

Il mio consiglio, per esperienza, è quello di rivolgerti ad un professionista ai primi sintomi di un disagio senza aspettare che esso si radichi troppo.

Come per ogni altro campo, la soluzione di un problema è molto più semplice se esso è insorto da poco.

 

6) Non so se andare da uno psicologo: sto male ma infondo sopravvivo….

Questa frase indica il pensiero comune della maggior parte delle persone che hanno un disagio psicologico non troppo invalidante.

Spesso, come capita anche nei problemi fisici, ci muoviamo alla ricerca di una soluzione solo quando proprio stiamo molto male, con il risultato che anche la cura , a quel punto, è più difficile, o quanto meno più lunga!

La cura di noi stessi è ancora poco diffusa come abitudine, ma è importante sapere che più si ricorre al supporto di uno psicologo professionista appena insorgono i momenti critici, senza farli cronicizzare, più l’intervento potrà essere breve ed efficace.

7) Quanto tempo deve passare prima di vedere risultati?

Una risposta netta e univoca non è facile da dare perchè sono tante le variabili da considerare.

In ogni caso, un buon lavoro di sostegno psicologico deve portare cambiamenti, almeno iniziali, in tempi relativamente brevi: direi tre/sei mesi.

Se dopo sei mesi di incontri non si ha nessun tipo di cambiamento nella situazione di disagio esposta dalla persona, questo è sicuramente un indicatore da considerare per fare una valutazione sull’efficacia del lavoro in corso.

Da una parte, perciò, è buono non avere eccessiva fretta , dall’altra è importante darsi una prima scadenza ( e sei mesi sono un tempo ragionevole) in cui fare il punto della situazione.