Se poniamo questa domanda a una serie di persone diverse per età, condizione culturale, sesso, avremo senza dubbio tante risposte differenti ma che potranno essere più o meno riconducibili a due tendenze generali.

La prima è quella di coloro che sono stimolati al cambiamento vedendo ciò che non va in loro, i difetti, i limiti.  Questo tipo di persone soffrono per quello che vedono non andare bene, ma è un tipo di sofferenza che smuove, che può diventare un motore per decidere di cambiare.

E’ da tenere ben presente, però, che questa fase è solo come una miccia che accende la fiamma… a cui poi deve seguire una scelta consapevole e quotidiana,  perchè il rischio in cui incorrono questo tipo di persone è quello di iniziare un cambiamento e poi, sentendosi sollevati dai loro sforzi e non essendoci più un dolore forte a spingerli si lasciano andare facilmente!

Non solo ma, dopo aver provato diverse volte a cambiare e non essendoci riuscite, può subentrare la rinuncia , ovvero il momento in cui il dolore del vedere i propri limiti, invece di smuovere, affossa la persona dando ad essa un’ulteriore conferma della sua incapacità di cambiare.

La seconda, invece, è quella di coloro che sono stimolati al cambiamento da mete forti verso le quali andare, da persone da cui vengono affascinati e che si pongono come modello, da desideri da realizzare.

In queste persone non è tanto utile soffermarsi sui propri limiti, ovvero sul come sono adesso, ma sul “come vorrei essere”, avere lo sguardo già verso l’obiettivo!

In ognuno di noi sono presenti entrambe le tendenze, semplicemente una delle due è diventata, per varie ragioni, più forte, maggiormente prevalente.

In ognuno dei due casi, comunque, prendere coscienza dei propri difetti e limiti  è solamente una prima fase in cui non rimanere mai troppo a lungo, pena il rischio di avvilirci e di cadere nell’autocommiserazione e nel vittimismo.

Come nella famosissima immagine dell’asino nessuno può andare avanti smosso solo dal bastone! Qualche percossa può aiutarci a “svegliarci” dal torpore… ma se non vediamo una meta, una bellezza, un obiettivo verso cui andare andrà a finire che ci abitueremo al dolore e… preferiremo stare fermi!

D.ssa Claudia De Masi