La “mancanza d’aria” reale o percepita, in medicina chiamata Dispnea o asfissia,  è uno dei maggiori sintomi presenti in un attacco di panico. Capiamo meglio, dunque, cosa sia l’asfissia e come si caratterizza.

Di cosa si tratta

Il dizionario di medicina definisce l’asfissia come una “condizione in cui vi sia un impedimento più o meno grave alla respirazione”. Essa può avvenire per condizioni che riguardano l’aria che respiriamo (che può essere alterata) o per una disfunzione inerente alla meccanica della respirazione.

Dispnea dovuta ad ansia o attacco di panico

E’ molto importante distinguere l’asfissia o soffocamento, dalla sensazione di soffocare. Quando si verifica un soffocamento, infatti, vi è un’ostruzione delle vie aeree o una disfunzione fisica, ovvero una motivazione oggettivamente rilevabile che impedisce la normale respirazione. La “sensazione di soffocare”, invece, non è correlata ad una ostruzione o ad un mal funzionamento ma, nonostante questo, produce il medesimo effetto a livello della percezione del singolo a cui sembra, realmente, di soffocare.

Poiché la respirazione è una funzione vitale per l’essere umano, la sensazione di non incamerare ossigeno sufficiente fa scattare immediatamente la paura di poter morire, svenire o comunque la sensazione forte di essere in pericolo e, tale tensione, automaticamente, altera il respiro andando in qualche modo a confermare il timore stesso di non riuscire a respirare.

Il punto su cui è importante soffermarsi è che la respirazione è un processo automatico nell’uomo, non legato alla volontà o alla consapevolezza. Il fatto di poter temere di non respirare non potrà in alcun caso farci smettere di respirare davvero. Se la nostra sensazione di soffocamento è solo tale, ovvero una sensazione, e non ha nessuna causa funzionale e meccanica, non siamo in pericolo ma, agitandoci per la paura, rischiamo di vivere come se lo fossimo. Per cui, come per tutti gli altri sintomi, è importante sempre verificare prima che non siano segnale di patologia fisica, una volta escluso questo bisogna imparare ad affrontare la paura in maniera diversa altrimenti ne saremo sempre succubi.

dispnea ansiosa

Un caso di “fame d’aria” da panico

Il primo attacco di panico P. lo aveva avuto di notte, svegliato improvvisamente da una sensazione di forte soffocamento. Aveva la terribile sensazione di non riuscire a respirare, di non riuscire a parlare né deglutire, sentiva la gola chiusa e bloccata e, nell’arco di qualche minuto il panico aveva completamente preso il sopravvento facendogli svegliare la moglie che, impauritasi, aveva chiamato un vicino medico per un consulto.

Nei giorni successivi P. venne sottoposto ad una serie di esami che non portarono ad alcuna conclusione evidente e, il suo medico, gli iniziò a paventare l’idea che forse quello che aveva sperimentato fosse un attacco di panico.

La cosa si ripeté in maniera molto simile in altre occasioni nei giorni successivi, non sempre di notte, e, ogni volta, tutto iniziava da un blocco della gola, una mancanza del respiro che lo faceva sentire in affanno portandolo ad agitarsi fortemente fino ad una completa perdita di controllo. In realtà l’asfissia era solo un sintomo iniziale poiché poi, nel corso dell’attacco di panico P. iniziava a piangere ed urlare copiosamente (cosa che implica una buona capacità di inspirazione ed espirazione).
Il fatto che a livello medico non fosse risultata nessuna difficoltà respiratoria e che lui , a parte il senso di soffocamento iniziale, poi non avesse alcun problema a respirare ( anche durante il panico) non erano sufficienti a distoglierlo dal fortissimo terrore installato nella sua mente dal quella esperienza: morire soffocato.

Come sempre accade in questi casi, chi inizia a temere un determinato sintomo , tende a cercare di prevenirlo in tutti i modi e a monitorarlo continuamente. P., infatti, oltre ad ascoltare ossessivamente il suo respiro per cogliere eventuali variazioni sintomatiche, iniziò a temere tutta una serie di cibi che, a suo parere, avrebbero potuto ostruirgli la gola e provocare un senso di soffocamento.

Queste precauzioni aggiungevano ulteriore “benzina sul fuoco” al problema del panico poiché contribuivano , ad ogni pasto, a farlo focalizzare sul problema e a farlo vivere “come se” avesse reali problemi di respirazione e deglutizione, cosa totalmente esclusa dai medici che lo avevano visitato.
Il protocollo del panico, applicato a questa situazione, ha permesso di sbloccare la situazione nelle prime 4 sedute e di permettergli di superare la paura con un percorso totale di 14 sedute ( incluse le 3 di controllo fatte a 3,6 e 12 mesi di distanza).