Un attacco d’ansia è qualcosa di profondamente preoccupante ed invalidante che colpisce molte piú persone di quello che si possa pensare. Si manifesta con un senso di vertigine, paura eccessiva che sfocia in vero e proprio panico che si manifesta con il battito cardiaco che improvvisamente si innalza. Un singolo episodio dura da 10 a 30 minuti e possono anche essere associati altri sintomi .

Una crisi d’ansia può riconoscersi quando c’è un disagio clinicamente significativo o una menomazione del funzionamento sociale o lavorativo e che non vi sia abuso di sostanze o altre condizioni mediche generali che potrebbero giustificarne la presenza.

I sintomi

La sintomatologia fisica legata all’ansia copre un largo spettro di espressioni fisiologiche, alcune molto simili o sovrapponibili a quelle che caratterizzano gli attacchi di panico.

Blocco allo stomaco, sudorazione, brividi di freddo dovuti all’ansia, vertigini, giramenti di testa, tensione muscolare, sensazione di vuoto alla testa, batticuore, tremori, respiro corto, dolori al petto.

Ovviamente in un attacco d’ansia non sono presenti tutti questi sintomi, ogni persona esprime l’ansia attraverso una somatizzazione specifica per cui, spesso, non sono presenti più di due o tre di questi sintomi di cui uno particolarmente intenso e caratterizzante.

Cause

L’ansia è, in sostanza, una particolare attivazione psicofisiologica dell’individuo che si presenta di fronte a stimoli considerati rilevanti per la sopravvivenza e l’adattamento dell’essere umano al contesto con cui interagisce.
L’ansia, di base, è una reazione che, spesso può essere funzionale perché crea uno stato di attivazione e attenzione che può portare alla focalizzazione di tutte le risorse dell’individuo verso il raggiungimento di un obiettivo ritenuto importante.

Gli studi inerenti la curva dell’ansia di Yerkes- Dodson mostrano come l’ansia possa essere positivamente correlata alle prestazioni (colloquio di lavoro, esame, performance sportiva o artistica) ,ovvero un maggiore stato di attivazione ansiosa permette una maggiore concentrazione ed un migliore risultato, fino al livello rappresentato dall’apice della curva, se questo livello viene oltrepassato allora il rapporto tra ansia e prestazione diventa inversamente proporzionale, all’aumentare (esagerato) dell’ansia la prestazione diventa più scadente perché il livello di ansia troppo forte non permette più la concentrazione poiché mette la persona in stato di blocco. Un problema che comunemente viene chiamato “blocco della performance”.

attacco ansia

L’ansia, perciò, non sarebbe di per sé una reazione sempre patologica, ma spesso lo diventa poiché supera la soglia di tensione che può essere utile alla concentrazione o all’allerta in caso di pericolo e diventa “fuori controllo” e smisurata rispetto alla reale pericolosità dell’evento scatenante.

Vari tipi di Ansia

non tutti i disturbi legati all’ ansia sono uguali, si differenziano in base alle cause che possono averli scatenati

ANSIA REATTIVA

L’ansia può seguire un episodio fortemente traumatico o stressante accaduto alla persona e, in questo caso viene definita “reattiva”

ANSIA ANTICIPATORIA

L’ansia, in altri casi , invece, compare “prima” che vi sia un evento percepito come pericoloso, teso , ansiogeno ecc…., o, per meglio dire, la mente si abitua ad identificare “prima” quelli che percepisce come stimoli potenzialmente pericolosi e l’ansia si combina a pensieri anticipatori, solitamente catastrofici (“andrà male, mi sentirò male, farò una figuraccia, mi prenderanno in giro..ecc..”).
Chi soffre di ansia anticipatoria ha la sensazione, attraverso l’ansia di poter “controllare” gli eventi percepiti come pericolosi, tendendo, ovviamente, ad evitarli o ad affrontarli con alcune precauzioni.

La persona non sa, in realtà, veramente se accadrà ciò che teme ed evitando non si permette neanche di verificarlo per quanto, però vive già “come se” le sue peggiori previsioni siano accadute davvero. Oltre il danno la beffa, potremo dire.
Nella maggior parte dei casi, infatti, quando attraverso alcune indicazioni terapeutiche si portano le persone ad affrontare le cose temute, nessuna delle reazioni tanto temute si verifica ( non si sentono male, non vengono derisi, non fanno brutta figura…ecc…) eppure, per mesi o anni, hanno vissuto nel timore che accadesse, comportandosi come se quel timore fosse già reale, usando l’ansia come una protezione utile che , diventa nel tempo, una gabbia dorata.

ANSIA GENERALIZZATA

Una caratteristica che differenza l’ansia dal panico è che , molto spesso, non ha un oggetto ben definito. Chi soffre di ansia generalizzata, ad esempio, ha forti sensazioni di angoscia, fastidio, nervosismo, paura diffusa ma senza che ci sia uno stimolo temuto, una previsione catastrofica. E’ una sensazione generale che accompagna la persona nell’arco della giornata, spesso concentrata nelle ore del risveglio mattutino.

STRESS (meglio detto Sindrome Generale di Adattamento- SGA)

Termine indicato negli anni ’30 dal biologo Selye per indicare gli effetti che le risposte difensive (indotte da stimoli somatici, sensoriali, psichici) hanno sull’organismo.
La risposta biologica ad uno stress è “aspecifica”, quindi indipendente dallo stressor, la risposta psicologica, invece è estremamente legata al significato che la persona attribuisce all’evento stressante. Lavorare sulla parte psicologica dei significati può contribuire di molto a modificare il peso percepito dell’evento stressante e quindi il carico di stress generale subito.

Lo stress non è necessariamente correlato all’ansia. Quest’ultima, se insorge, è successiva ed è, spesso, la risposta ad uno stimolo stressante molto acuto (intenso anche se di breve durata) o che tende a cronicizzarsi nel tempo. In ogni caso l’ansia appare (non sempre) quando la risposta all’evento stressante si protrae e porta l’organismo ad una sorta di “esaurimento” delle risorse di adattamento.

Come si comporta chi soffre di attacchi di ansia

Solitamente la persona affetta da questo disturbo tende ad evitare le situazioni ansiogene, a chiedere aiuto per affrontarle, a parlarne spesso con amici e parenti per sentire un breve sollievo dalla preoccupazione. Inoltre possono chiedere rassicurazioni agli altri sulla razionalità delle proprie paure e tendere ad anticiparle con il pensiero già dal mattino appena svegli.

Il disturbo, che può avere una infinita combinazione di fattori causanti, si struttura e mantiene in virtù dei tentativi di soluzione che la persona autonomamente mette in pratica per cercare di risolverlo. E’ , infatti, proprio l’evitamento, il richidere aiuto, l’anticipazione e la necessità di parlarne con gli altri, che alimentano il disturbo fino a stabilizzarlo e peggiorarlo.

L’inganno maggiore in cui familiari e amici possono “cadere”, con persone affette da DAG, è quello di prestarsi ad ascoltare gli infiniti soliloqui e sfoghi riguardanti le decine di preoccupazioni quotidiane che li affliggono e di tentare, con ragionamenti razionali, di smontare queste paure.

Chi ci ha provato, infatti, avrà senza dubbio fatto esperienza dell’enorme frustrazione che si prova nel vedere che, lungi dal sentirsi meglio, la persona sembra invece chiudersi ancora di più nelle proprie paure e ribattere ad ogni vostro ragionamento logico in maniera emozionale ed irrazionale. Gli argomenti della ragione non prevalgono mai sulla paura.

Rimedi

Un supporto psicologico, in modo particolare la psicoterapia breve strategica, affronta il problema dell’ansia attraverso protocolli specifici al tipo di ansia patologica sviluppata dalla persona.
Attraverso la terapia ci si occupa di lavorare sui significati che le persone danno agli stimoli ansiosi, sulle risposte che naturalmente le persone attivano per cercare di calmare l’ansia e che spesso, invece, mantengono e aumentano il problema, sulla modalità tipica dell’anticipare il problema con il pensiero per avere l’illusione del controllo su di esso.

rimedi ansia

Testimonianze

B. è sempre stata una persona calma e poco avventurosa, desiderosa di vivere una vita senza troppi alti e bassi, comoda e ben organizzata. Tutto sommato riesce a predisporre un’esistenza secondo questi canoni fino a che non si ritrova a vivere il momento della fine dell’esperienza lavorativa.
Contemporaneamente al momento della pensione, B. si ritrova anche dover affrontare alcuni problemi di salute che, seppur non essendo gravi, la portano a dover fare alcune modifiche strutturali alla sua vita (nello specifico portare un supporto uditivo) , cosa che non riesce a vivere con serenità.

Questi due eventi vengono vissuti da B. come il segno dell’inizio del decadimento fisico e la sottopongono ad uno stress che, tra l’altro, ai suoi occhi, non ha più prospettive di risoluzione poiché sono entrambi (la pensione e l’apparecchio uditivo) situazioni croniche che la dovranno accompagnare per sempre.
Dopo poco tempo B. inizia ad accusare forti sensazioni ansiose sin dal mattino, al momento del risveglio. Una mattina si risveglia accusando mancanza di respiro, blocco alla gola e allo stomaco e tachicardia.

Si spaventa molto, fa gli accertamenti medici del caso, ma le viene detto che senza dubbio si tratta di stress e ansia.
Lo spavento è stato molto, e B. inizia a temere per se stessa e per la propria salute andando a confermare , dentro di sé, l’idea del decadimento ormai iniziato con l’arrivo della pensione.
In poco tempo, B. inizia ad essere “invasa” da pensieri e sensazioni ansiose ogni volta che sa di dover affrontare qualche situazione lontana da casa, da sola o con troppe persone.

L’idea di situazioni che lei percepisce come stressanti e che richiamano i suoi timori (essere percepita come vecchia, sentirsi male, che siano percepibili i suoi problemi di udito…) la destabilizza al punto da sentire una forte ansia già da giorni prima e queste sensazioni si placano solo quando lei decide di evitare la situazione spaventosa e rimanere in casa.
Questo comportamento evitante viene portato avanti al punto tale che B. quasi non riesce più ad uscire di casa se non accompagnata ed è questo il momento in cui si convince di aver bisogno di aiuto.

La terapia è stata impostata per aiutare, prima di tutto, B. a gestire i momenti di forte ansia che ormai la accompagnavano quasi tutto il giorno poiché la sua mente andava alla continua ricerca di possibili eventi pericolosi da affrontare e quando non c’era nessun evento all’orizzonte, la sua ansia si concentrava sul dover affrontare una giornata “vuota”e senza senso.
E’ stato importante, perciò, iniziare dalla sintomatologia fisica poiché era diventata molto presente ed invalidante, attraverso uno strumento concreto che ha permesso a B. di limitare i pensieri ansiosi in alcuni spazi precisi della giornata e sperimentare, in questo modo, che anche le sensazioni andavano scemando e perdevano intensità.

In seconda battuta, quando la situazione ha avuto un sensibile miglioramento, B. è stata guidata ad andare a “prendere le misure” delle situazioni che la spaventavano per andare a capire, concretamente, cosa fosse un reale ostacolo e cosa, invece, fosse un’eccessiva precauzione della sua mente.

Quante sedute di psicologo di vogliono per eliminare l’ansia

Questo lavoro, tarato in modo graduale, ha permesso piano piano a B. di riprendere una certa autonomia di movimento e di sperimentare che i suoi timori non si avveravano mai quando andava ad affrontarli nella vita reale.
In questo caso il cambiamento è stato celere, circa 5 sedute, e poi c’è voluto un periodo più lungo per accompagnare B. a ricostruirsi una nuova vita significativa, ad affrontare il lutto della perdita del lavoro (perché per alcuni la pensione è percepita come perdita equivalente ad un lutto) e ridisegnare dentro di sé un significato più funzionale dell’arrivo dell’età anziana.